Valutazione di rischio bellico residuo2022-04-01T15:33:30+01:00
Veloci valutazioni di rischio per le attività di scavo

Valutazione preliminare di rischio bellico residuo

Valutazione rischio bellico residuo

Il Coordinatore per la Sicurezza, in base alla legge n. 177 del 01/10/2012, ha l’obbligo di valutare il rischio dovuto alla presenza di ordigni bellici inesplosi rinvenibili durante le attività di scavo di qualsiasi profondità e tipologia.

Il rischio derivante dal rinvenimento di un ordigno bellico inesploso non è quasi mai escludibile a priori.

Il CSP dovrà quindi eseguire un’analisi storica e documentale relativa al sito oggetto delle attività, ed eventualmente avvalersi di un’analisi strumentale rappresentata da indagini geofisiche non invasive di veloce esecuzione e di basso costo.

Una soluzione per ogni cantiere

L’attività proposta da Adastra Engineering è propedeutica alla valutazione del rischio a carico del CSP, contattaci per avere maggiori informazioni ed un preventivo.

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Analisi storica documentale

L’attività proposta inizia con l’analisi storica e documentale della zona di interesse al fine di determinare se la stessa sia stata coinvolta da eventi bellici, ovvero se nel suo ambito vi siano stati precedenti rinvenimenti di ordigni.

Adastra Engineering conduce quindi l’analisi attraverso un impiego congiunto di molteplici fonti: data base digitali comprendenti cartografia storico-militare, foto aeree d’epoca, registri delle missioni di bombardamento e documenti d’archivio.

Dopo accurate e approfondite ricerche, specificatamente orientate al sito in esame, vengono prodotte attraverso Sistemi Informativi Geografici la Carta degli obbiettivi militari e la Carta del Rischio Bellico, con una valutazione pesata del grado di rischio secondo una scala numerica da 1 a 10. L’analisi viene svolta impiegando specifiche matrici sull’esempio degli studi internazionali più consolidati.

Il Coordinatore per la Sicurezza dispone in questo modo di un documento di riferimento indispensabile per le valutazioni successive, che una semplice analisi storica non potrebbe fornire.

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Analisi strumentale

L’analisi strumentale si svolge mediante indagini geofisiche non invasive (non si eseguono scavi o perforazioni) e di veloce esecuzione. Le ricerche avvengono tramite indagini magnetometriche superficiali indagini georadar (GPR) con sistema multicanale se i disturbi del contesto ambientale del sito non consentono l’uso del magnetometro, indagini elettromagnetometriche e geoelettriche, realizzazioni di GIS/CAD integrato.

Nel caso di indagine di campo, i risultati delle ricerche potranno esclusivamente indicare le aeree e il livello di interferenza ferromagnetica presenti e, messe a sistema con l’analisi storica, potranno indirizzare la valutazione finale del CSP in merito all’opportunità di procedere con la bonifica bellica sistematica.

Le indagini sono di tipo non invasivo (non si eseguono scavi o perforazioni).

Non potranno in questa fase preliminare essere rilasciate attestazioni che il terreno di interesse sia esente da rischio bellico. Non si tratta infatti di attività di Bonifica Bellica Preventiva e Sistematica del sito per la quale la ditta esecutrice deve essere specializzata BCM e in possesso dei necessari requisiti di legge (ex art.104 c. 4-bis del Testo Unico).

Metodi di indagine

Indagine magnetometrica

Condotta con Magnetometro al Cesio G-856, tale metodologia è la più efficace in termini di riconoscimento di masse metalliche sepolte. La capacità risolutiva del magnetometro è inversamente proporzionale alla profondità di investigazione. Masse metalliche di grandi dimensioni (bombe d’aereo) possono essere riconosciute fino a qualche metro di profondità in assenza di disturbi ambientali quali guard-rail, rotaie, linea elettrificata del tram, ecc.

Indagine elettro-magnetometrica

Lo strumento DUALEM 2-4-6 consente di raggiungere maggiori profondità (fino a 9-10 m) in condizioni di lavoro ottimali (assenza di campi elettromagnetici indotti). Essendo lo strumento di grandi dimensioni può operare solo in spazi aperti privi di ostacoli.

Indagine Georadar

Condotta con radar IDS Stream X consente di inviare onde radar nel sottosuolo attraverso 16 antenne collocate in uno speciale carrello trainato da un veicolo o movimentato direttamente da operatore. In condizioni anidre il segnale può raggiungere i 3 m di profondità consentendo un’accurata mappatura del sottosuolo.

Indagine geolettrica

È svolta tramite infissione di elettrodi nel terreno o attraverso lo stendimento di cavi marini sul fondo del corpo idrico. In entrambi i casi viene immessa corrente nel sottosuolo e contemporaneamente misurata la resistività elettrica che, in presenza di masse metalliche, presenterà dei valori minimi.
Si tratta di un metodo meno risolutivo dei precedenti che tuttavia risente in minor misura delle limitazioni eventualmente imposte dal contesto infrastrutturale.

Indagine magnetometrica

Condotta con Magnetometro al Cesio G-856, tale metodologia è la più efficace in termini di riconoscimento di masse metalliche sepolte. La capacità risolutiva del magnetometro è inversamente proporzionale alla profondità di investigazione. Masse metalliche di grandi dimensioni (bombe d’aereo) possono essere riconosciute fino a qualche metro di profondità in assenza di disturbi ambientali quali guard-rail, rotaie, linea elettrificata del tram, ecc.

Indagine elettro-magnetometrica

Lo strumento DUALEM 2-4-6 consente di raggiungere maggiori profondità (fino a 9-10 m) in condizioni di lavoro ottimali (assenza di campi elettromagnetici indotti). Essendo lo strumento di grandi dimensioni può operare solo in spazi aperti privi di ostacoli.

Indagine Georadar

Condotta con radar IDS Stream X consente di inviare onde radar nel sottosuolo attraverso 16 antenne collocate in uno speciale carrello trainato da un veicolo o movimentato direttamente da operatore. In condizioni anidre il segnale può raggiungere i 3 m di profondità consentendo un’accurata mappatura del sottosuolo.

Indagine geolettrica

È svolta tramite infissione di elettrodi nel terreno o attraverso lo stendimento di cavi marini sul fondo del corpo idrico. In entrambi i casi viene immessa corrente nel sottosuolo e contemporaneamente misurata la resistività elettrica che, in presenza di masse metalliche, presenterà dei valori minimi. Si tratta di un metodo meno risolutivo dei precedenti che tuttavia risente in minor misura delle limitazioni eventualmente imposte dal contesto infrastrutturale.

Domande frequenti

Perché è importante eseguire una valutazione di rischio bellico?2022-02-02T15:47:33+01:00

Migliaia di bombe d’aereo e ordigni bellici inesplosi giacciono nel sottosuolo e costituiscono ancora oggi un grave pericolo per chiunque realizzi degli scavi.

Si ritiene che, dalla Prima e Seconda guerra mondiale, gli ordigni bellici possono essere arrivati anche a 20 m di profondità nel terreno e uno su quattro potrebbe essere ancora da recuperare, ovvero l’equivalente di 250.000 bombe per il territorio nazionale.

Adastra Engineering conduce indagini integrate di tipo storico e geofisico per la valutazione del rischio bellico residuo. Sono studi indispensabili per la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini, prescritti dalla normativa vigente.

Il CSP è sempre obbligato ad effettuare la valutazione del rischio?2022-02-02T15:51:52+01:00

Si, qualora in cantiere siano previste attività di scavo, sia manuale che meccanico, ma anche in presenza di lavoratori addetti alle trivellazioni finalizzate alle prospezioni archeologiche e ai rilievi ambientali.

Esiste una mappatura ufficiale delle aree più a rischio?2022-02-02T15:49:10+01:00

Non esiste al momento alcuna mappatura ufficiale comprensiva di tutte le aree del territorio nazionale interessate dalla presenza di possibili ordigni bellici. Al riguardo, il Ministero della Difesa ha avviato un progetto per la realizzazione di un database geografico, sul quale registrare tutti gli ordigni rinvenuti, da mettere in futuro a disposizione di chi ne ha necessità.

Fino a che profondità si possono trovare ordigni bellici?2022-02-02T15:44:14+01:00

La profondità di infissione delle bombe dipende prevalentemente dalla natura del substrato geologico. In terreni fini, limoso argillosi, possono raggiungere anche la profondità di 20 m. Inoltre, una volta penetrate nel sottosuolo, possono deviare dalla verticale e nel tempo alcune di esse migrano lateralmente o ruotano nella loro posizione.

Normative e linee guida del Consiglio Nazionale degli Ingegneri per la valutazione del rischio da ordigni bellici inesplosi

Dal 26 giugno 2016, secondo le previsioni della Legge 177/2012 (che ha apportato modifiche al D.Lgs 81/2008), e visto il Decreto Ministeriale 82/2015, sono definitivamente efficaci tutti gli obblighi connessi al rischio di potenziale rinvenimento di ordigni bellici inesplosi. In particolare:

  • nell’elenco dei “rischi” oggetto di valutazione dei rischi (e redazione del conseguente documento) contenuti nel Titolo I, art. 28 c.1 vengono aggiunti i “rischi derivanti dal possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi nei cantieri temporanei o mobili“;
  • nell’elenco dei lavori comportanti “rischi particolari” contenuto nell’Allegato XI vengono aggiunti i “lavori che espongono i lavoratori al rischio di esplosione derivante dall’innesco accidentale di un ordigno bellico inesploso rinvenuto durante le attività di scavo“;
  • il coordinatore per la progettazione ha l’obbligo di valutare, all’interno del Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC), il rischio dovuto alla presenza di ordigni bellici inesplosi rinvenibili durante le attività di scavo nei cantieri (art. 91 c. 2.bis), disposizione contenuta anche all’art. 100 e contenuto minimo del PSC di cui all’allegato XV punto 2.2.3 lettera b-bis.

Essendo contenuto minimo del PSC, la valutazione deve essere sempre condotta, anche con la finalità di escluderne la possibilità di rinvenimento.

Tale valutazione, nell’ambito del Piano di Sicurezza e di Coordinamento, può essere effettuata ad esempio sulla base di dati disponibili:

  • analisi storiografica;
  • fonti bibliografiche di storia locale;
  • fonti conservate presso gli Archivi di Stato: archivi dei comitati provinciali protezione antiaerea e archivi delle prefetture;
  • fonti del Ministero della Difesa: Uffici BCM del 5° Reparto Infrastrutture di Padova e del 10° Reparto Infrastrutture di Napoli. competenti, rispettivamente, per l’Italia settentrionale e per l’Italia meridionale e le isole;
  • Stazioni dei Carabinieri;
  • Aerofototeca Nazionale a Roma;
  • vicinanza a linee viarie, ferroviarie, porti o comunque infrastrutture strategiche durante il conflitto bellico;
  • eventuali aree precedentemente bonificate prossime a quelle in esame;

E, in ogni caso, la valutazione documentale, se “insufficiente per la scarsità di dati disponibili, potrà essere integrata da un’analisi strumentale”.

Si ricorda inoltre che non esiste al momento alcuna mappatura ufficiale comprensiva di tutte le aree del territorio nazionale interessate dalla presenza di possibili ordigni bellici.

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