VALUTAZIONE DEL RISCHIO BELLICO RESIDUO

Valutazione preliminare di rischio bellico mediante georadar, indagini magnetometriche, elettromagnetometriche e geoelettriche per l’esplorazione del sottosuolo

In base alla legge n. 177 del 01/10/2012 il Coordinatore per la Sicurezza ha l’obbligo di valutare, all’interno del Piano di Sicurezza e Coordinamento, il rischio dovuto alla presenza di ordigni bellici inesplosi rinvenibili durante le attività di scavo di qualsiasi profondità e tipologia. Poiché il rischio derivante dal rinvenimento di un ordigno bellico inesploso non è quasi mai escludibile a priori, il CSP dovrà eseguire un’analisi storica e documentale relativa al sito oggetto delle attività, ed eventualmente avvalersi di un’analisi strumentale rappresentata da indagini geofisiche non invasive di veloce esecuzione e di basso costo.

Valutazione rischio bellico residuo
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Si tratta dell’indagine storica sul sito ai fini della definizione del rischio bellico residuo. Comprende l’analisi della cartografia storica, delle vicende belliche, degli episodi di bombardamento aereo e di artiglieria, dei combattimenti terresti. Viene svolta una ricerca e, se disponibile, effettuata la raccolta fotografica e aerofotografica da fonti bibliografiche di storia locale, dall’Aerofototeca Nazionale a altri archivi. Vengono inoltre raccolte informazioni da Enti, Associazioni e organizzazioni.

Analisi strumentale mediante indagine georadar con sistema multicanale, indagine magnetometrica, elettromagnetometrica e geoelettrica; interpretazione di foto aeree militari, telerilevamento, realizzazione di GIS/CAD integrato.

Valutazione rischio bellico residuo
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Si tratta dell’indagine storica sul sito ai fini della definizione del rischio bellico residuo. Comprende l’analisi della cartografia storica, delle vicende belliche, degli episodi di bombardamento aereo e di artiglieria, dei combattimenti terresti. Viene svolta una ricerca e, se disponibile, effettuata la raccolta fotografica e aerofotografica da fonti bibliografiche di storia locale, dall’Aerofototeca Nazionale a altri archivi. Vengono inoltre raccolte informazioni da Enti, Associazioni e organizzazioni.

Analisi strumentale mediante indagine georadar con sistema multicanale, indagine magnetometrica, elettromagnetometrica e geoelettrica; interpretazione di foto aeree militari, telerilevamento, realizzazione di GIS/CAD integrato.

ATTIVITÀ PROPOSTA

L’attività proposta da Adastra Engineering è propedeutica alla valutazione del rischio bellico residuo a carico del Coordinatore per la Sicurezza in fase di Progettazione; il lavoro è circoscritto all’analisi storica della zona di interesse al fine di determinare se la stessa sia stata coinvolta da eventi bellici ovvero se nel suo ambito vi siano stati precedenti rinvenimenti di ordigni, prevedendo anche un’indagine magnetometrica superficiale (o un’indagine GPR se i disturbi del contesto ambientale del sito non consentono l’uso del magnetometro). Nel caso di indagine di campo, i risultati delle ricerche potranno esclusivamente indicare le aeree e il livello di interferenza ferromagnetica presenti e, messe a sistema con l’analisi storica, potranno indirizzare la valutazione finale del CSP in merito all’opportunità di procedere con la bonifica bellica sistematica.

Le indagini sono di tipo non invasivo (non si eseguono scavi o perforazioni).

Non potranno in questa fase preliminare essere rilasciate attestazioni che il terreno di interesse sia esente da rischio bellico. Non si tratta infatti di attività di Bonifica Bellica Preventiva e Sistematica del sito per la quale la ditta esecutrice deve essere specializzata BCM e in possesso dei necessari requisiti di legge (ex art.104 c. 4-bis del Testo Unico).

METODI DI INDAGINE

Le indagini sono di tipo non invasivo, non si eseguono scavi o perforazioni

Indagine magnetometrica

Condotta con Magnetometro al Cesio G-856, tale metodologia è la più efficace in termini di riconoscimento di masse metalliche sepolte. La capacità risolutiva del magnetometro è inversamente proporzionale alla profondità di investigazione. Masse metalliche di grandi dimensioni (bombe d’aereo) possono essere riconosciute fino a qualche metro di profondità in assenza di disturbi ambientali quali guard-rail, rotaie, linea elettrificata del tram, ecc.

Indagine elettro-magnetometrica

Lo strumento DUALEM 2-4-6 consente di raggiungere maggiori profondità (fino a 9-10 m) in condizioni di lavoro ottimali (assenza di campi elettromagnetici indotti). Essendo lo strumento di grandi dimensioni può operare solo in spazi aperti privi di ostacoli.

Indagine Georadar

Condotta con radar IDS Stream X consente di inviare onde radar nel sottosuolo attraverso 16 antenne collocate in uno speciale carrello trainato da un veicolo o movimentato direttamente da operatore. In condizioni anidre il segnale può raggiungere i 3 m di profondità consentendo un’accurata mappatura del sottosuolo.

Indagine geolettrica

È svolta tramite infissione di elettrodi nel terreno o attraverso lo stendimento di cavi marini sul fondo del corpo idrico. In entrambi i casi viene immessa corrente nel sottosuolo e contemporaneamente misurata la resistività elettrica che, in presenza di masse metalliche, presenterà dei valori minimi.
Si tratta di un metodo meno risolutivo dei precedenti che tuttavia risente in minor misura delle limitazioni eventualmente imposte dal contesto infrastrutturale.

NORMATIVE

Normative e linee guida del Consiglio Nazionale degli Ingegneri per la valutazione del rischio da ordigni bellici inesplosi

Dal 26 giugno 2016, secondo le previsioni della Legge 177/2012 (che ha apportato modifiche al D.Lgs 81/2008), e visto il Decreto Ministeriale 82/2015, sono definitivamente efficaci tutti gli obblighi connessi al rischio di potenziale rinvenimento di ordigni bellici inesplosi. In particolare:

  • nell’elenco dei “rischi” oggetto di valutazione dei rischi (e redazione del conseguente documento) contenuti nel Titolo I, art. 28 c.1 vengono aggiunti i “rischi derivanti dal possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi nei cantieri temporanei o mobili“;
  • nell’elenco dei lavori comportanti “rischi particolari” contenuto nell’Allegato XI vengono aggiunti i “lavori che espongono i lavoratori al rischio di esplosione derivante dall’innesco accidentale di un ordigno bellico inesploso rinvenuto durante le attività di scavo“;
  • il coordinatore per la progettazione ha l’obbligo di valutare, all’interno del Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC), il rischio dovuto alla presenza di ordigni bellici inesplosi rinvenibili durante le attività di scavo nei cantieri (art. 91 c. 2.bis), disposizione contenuta anche all’art. 100 e contenuto minimo del PSC di cui all’allegato XV punto 2.2.3 lettera b-bis.

Essendo contenuto minimo del PSC, la valutazione deve essere sempre condotta, anche con la finalità di escluderne la possibilità di rinvenimento.

Tale valutazione, nell’ambito del Piano di Sicurezza e di Coordinamento, può essere effettuata ad esempio sulla base di dati disponibili:

  • analisi storiografica;
  • fonti bibliografiche di storia locale;
  • fonti conservate presso gli Archivi di Stato: archivi dei comitati provinciali protezione antiaerea e archivi delle prefetture;
  • fonti del Ministero della Difesa: Uffici BCM del 5° Reparto Infrastrutture di Padova e del 10° Reparto Infrastrutture di Napoli. competenti, rispettivamente, per l’Italia settentrionale e per l’Italia meridionale e le isole;
  • Stazioni dei Carabinieri;
  • Aerofototeca Nazionale a Roma;
  • vicinanza a linee viarie, ferroviarie, porti o comunque infrastrutture strategiche durante il conflitto bellico;
  • eventuali aree precedentemente bonificate prossime a quelle in esame;

E, in ogni caso, la valutazione documentale, se “insufficiente per la scarsità di dati disponibili, potrà essere integrata da un’analisi strumentale”.

Si ricorda inoltre che non esiste al momento alcuna mappatura ufficiale comprensiva di tutte le aree del territorio nazionale interessate dalla presenza di possibili ordigni bellici.

Dal 26 giugno 2016, secondo le previsioni della Legge 177/2012 (che ha apportato modifiche al D.Lgs 81/2008), e visto il Decreto Ministeriale 82/2015, sono definitivamente efficaci tutti gli obblighi connessi al rischio di potenziale rinvenimento di ordigni bellici inesplosi. In particolare:

  • nell’elenco dei “rischi” oggetto di valutazione dei rischi (e redazione del conseguente documento) contenuti nel Titolo I, art. 28 c.1 vengono aggiunti i “rischi derivanti dal possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi nei cantieri temporanei o mobili“;
  • nell’elenco dei lavori comportanti “rischi particolari” contenuto nell’Allegato XI vengono aggiunti i “lavori che espongono i lavoratori al rischio di esplosione derivante dall’innesco accidentale di un ordigno bellico inesploso rinvenuto durante le attività di scavo“;
  • il coordinatore per la progettazione ha l’obbligo di valutare, all’interno del Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC), il rischio dovuto alla presenza di ordigni bellici inesplosi rinvenibili durante le attività di scavo nei cantieri (art. 91 c. 2.bis), disposizione contenuta anche all’art. 100 e contenuto minimo del PSC di cui all’allegato XV punto 2.2.3 lettera b-bis.

Essendo contenuto minimo del PSC, la valutazione deve essere sempre condotta, anche con la finalità di escluderne la possibilità di rinvenimento.
Tale valutazione, nell’ambito del Piano di Sicurezza e di Coordinamento, può essere effettuata ad esempio sulla base di dati disponibili:

  • analisi storiografica;
  • fonti bibliografiche di storia locale;
  • fonti conservate presso gli Archivi di Stato: archivi dei comitati provinciali protezione antiaerea e archivi delle prefetture;
  • fonti del Ministero della Difesa: Uffici BCM del 5° Reparto Infrastrutture di Padova e del 10° Reparto Infrastrutture di Napoli. competenti, rispettivamente, per l’Italia settentrionale e per l’Italia meridionale e le isole;
  • Stazioni dei Carabinieri;
  • Aerofototeca Nazionale a Roma;
  • vicinanza a linee viarie, ferroviarie, porti o comunque infrastrutture strategiche durante il conflitto bellico;
  • eventuali aree precedentemente bonificate prossime a quelle in esame;

E, in ogni caso, la valutazione documentale, se “insufficiente per la scarsità di dati disponibili, potrà essere integrata da un’analisi strumentale”.

Si ricorda inoltre che non esiste al momento alcuna mappatura ufficiale comprensiva di tutte le aree del territorio nazionale interessate dalla presenza di possibili ordigni bellici.